L’ANZIANITÀ È LA NUOVA SECONDA METÀ DELLA VITA

All’inizio dello scorso anno erano più di 17 mila coloro nati poco dopo la Prima guerra mondiale, i #centenari italiani, e il loro numero è costantemente in aumento.

Questo numero è emblematico. Significa che ormai gli orizzonti delle nostre vite si sono dilatati. Dobbiamo cominciare a vedere l’anzianità come la seconda metà della vita, soprattutto come uno stadio della vita che deve fornire #opportunità per tutti.

Questo allungamento della vita è una bellissima notizia ma pone problemi che non possono essere accantonati.

Innanzitutto, è necessario ripensare il rapporto tra le età considerate produttive e l’età del ritiro. Si racconta che la pensione fu istituita per i dipendenti pubblici dal cancelliere tedesco Otto von Bismarck e fissata a 65 anni, età che rappresentava la speranza di vita dei tedeschi: in questo modo le finanze pubbliche dovevano solo mantenere per qualche anno i pochi fortunati che superavano quella soglia. Ma quando la vita media si allunga a 85 anni e oltre, tutto il sistema deve essere ripensato.

L’età produttiva andrebbe estesa, almeno per le professioni non usuranti, con formule diverse dal contratto a tempo pieno che permettano comunque di lavorare coerentemente con la propria età e la propria salute. Si apre qui un grande campo di riflessione sui tempi di vita e sulla formazione continua che necessariamente comporta, temi che certamente dovranno trovare spazio nel futuro.

Nel nostro Paese, la prospettiva demografica è aggravata dal drastico calo delle #nascite, verso la metà del secolo rischiamo di ritrovarci nella situazione in cui ogni persona lavorerà per mantenere, oltre a sé stessa, un pensionato.

Nel recente ASviS live, promosso da FUTURAnetwork, è stato affrontato il tema dell’apporto che può dare l’immigrazione per correggere questa situazione. Se guardiamo al resto del mondo, nello specifico al continente africano, esso aveva 250 milioni di abitanti nel 1950 e ne avrà 2,5 miliardi nel 2050. Una popolazione numerosissima, composta soprattutto da giovani: nel 2020 l’età mediana era di 19,7 anni (cioè metà della popolazione era più giovane di quell’età) mentre in Europa era di 43,7 anni.


C’è poi il problema dell’assistenza agli anziani soli e non autosufficienti. Il loro numero crescerà, e pensare di risolvere i loro problemi attraverso il ricovero nelle Rsa, farebbe saltare il bilancio dello Stato.

Gli anziani del resto sono anche una grande #risorsa, non solo per il loro apporto all’economia, ma anche per il contributo che possono dare alla comunità, soprattutto a livello di enti locali, nei quali possono fornire le proprie competenze: una iniziativa sulla quale sta lavorando Roberto Mazzotta, ex politico e banchiere, è la costituzione di cooperative di anziani in alcuni grandi comuni.

Occorre infatti creare nuove forme di partecipazione comunitaria, che permettano di guardare agli anziani come una risorsa per il paese, a livello umano ed economico, e non come un peso, che non li sradichino dal luogo dove hanno sempre vissuto nel quale possono essere visti come un valore aggiunto.