Nuove soluzioni abitative per la nuova generazione Longennials

La longevità straordinaria che caratterizza questo secolo ci porta a una riflessione su come facilitare la vita dei senior di tutti i giorni e la permanenza nelle proprie case.

Le condizioni fisiche con le quali si raggiunge la vecchiaia spesso sono tali da non necessitare di una struttura specializzata nell’assistenza agli anziani e sempre più spesso le coppie arrivano a tarda età insieme. Ma a 75/80 anni la vecchia casa di famiglia potrebbe non essere più adeguata in quanto a dimensioni, costi di manutenzione, lontananza dai propri cari o dal centro.

I mutamenti della società e la globalizzazione hanno spinto i figli lavoratori verso le città, allontanandoli dal proprio nucleo familiare. Inoltre, la bassissima natalità del nostro paese in futuro porterà molti anziani a vivere soli o con il sostegno di un solo figlio, dove in passato erano due o tre a condividere la cura dei genitori anziani.


In molti paesi europei e negli USA, nei quali da anni si dibatte sul tema dell’invecchiamento della popolazione, viene fortemente promosso l’aging-in-place, cioè invecchiare a casa propria o in una casa scelta appunto per la vecchiaia.

E’ infatti provato che chi riesce a restare nella propria casa, con i propri ricordi e i propri affetti vicini, ha un decadimento fisico e cognitivo inferiore, in altre parole invecchia meglio.

Questo però non è sempre possibile perché le abitazioni, arredate 30 o 40 anni fa, necessiterebbero di ristrutturazioni o adattamenti per risultare sicuri e confortevoli per i loro inquilini senior. In alcuni casi si deve prendere la decisione di trasferirsi in un appartamento più piccolo e più vivibile. Quando l’età avanzata limita la mobilità e l’autonomia, se non abbiamo sistemi di conoscenza dello stato dell’anziano a casa, con l’aging-in-place si rischia di incorrere in maggiore solitudine e isolamento.


Per ovviare a questo problema, negli USA, nel nord Europa e soprattutto in Francia, sono stati pensati condomini o residenze protette nelle quali è possibile coniugare la privacy di un appartamento privato, generalmente di piccole dimensioni, pensato per agevolare la vita domestica dei senior, con intrattenimento, socialità e assistenza di personale presente tutti i giorni 24 ore su 24. Domitys, parte del gruppo Aegide, ha più di 100 residenze non medicali, con più di 10 000 residenti, in Francia, Belgio e ora anche in Italia, nella città di Bergamo, oltre al progetto di aprirne un paio a Milano. Le residenze per anziani Domitys sono molto diverse da quelle a cui siamo abituati nel nostro paese. Esse sorgono in genere nel centro cittadino, così da consentire ai propri residenti di spostarsi a piedi o con mezzi pubblici per sbrigare le commissioni quotidiane come l’ufficio postale, le visite mediche, la spesa o lo shopping, ma anche teatro e cinema. Ci sono in comune aree verdi, strutture di svago, fitness, piscina, palestra, sala multimediale, ristorante e bar dove è possibile incontrarsi e, a propria scelta, cenare o pranzare. Oltre alle attività sociali, sportive, artistiche e culturali, è possibile partecipare anche a gite fuori sede come visite a musei, teatri e anche all’Ikea. E se si ha voglia di una vacanza, Domitys propone soggiorni in altre residenze del gruppo.


La domanda sorge spontanea: perché il tema dell’aging in place è così sentito negli altri paesi europei e non viene promosso da noi, uno dei paesi più vecchi al mondo? Uno dei motivi può essere il nostro concetto di sanità rispetto a quello, ad esempio, dei paesi anglosassoni. Nonostante la nostra sia un’assistenza gratuita a tutti i cittadini indipendentemente da reddito o assicurazioni (come se fosse sufficiente), in Inghilterra si parla di care, ovvero cura, della quale in Italia si occupano per lo più le associazioni di volontariato e le organizzazioni non profit più che lo stato in sè.

La caratteristica dominante di questo secolo sarà una forte presenza di anziani, quindi aspetti come sanità, socialità e abitazione non potranno essere affrontati con le stesse logiche di quando gli anziani erano considerati un aspetto marginale della società. Inoltre, dopo l’emergenza pandemica e i gravi effetti che ha avuto sulle economie mondiali, i Longennials, senior in buone condizioni di salute e economiche, potrebbero essere lo spunto per dare uno slancio a molti sistemi paese. Sono richieste nuove soluzioni, nuovi investimenti, e una nuova visione per garantire un tempo di qualità e una vita il più naturale e felice possibile a chi di anni ne ha ancora tanti da vivere.